Carlo Galimberti, l’Ercole dei vigili del fuoco

 In firefighter

Firewall racconta gli uomini e le donne che hanno fatto la storia italiana e mondiale dei pompieri. Eroi che a volte sono stati anche campioni dello sport come Carlo Galimberti, pompiere capo-drappello e più grande pesista italiano di tutti i tempi.

Carlo Galimberti nasce il 2 agosto 1894 a Rosario di Santa Fè in Argentina. Figlio di emigrati, prima dei 20 anni ritorna a vivere in Italia a Bollate, nell’hinterland di Milano. Ed è proprio a Milano che, ancor giovane, si arruola nel Corpo comunale dei pompieri (i futuri Vigili del fuoco), distinguendosi per intraprendenza e coraggio, come in occasione del terremoto dell’Irpinia e del Vulture del 1930.

Quella tra i vigili del fuoco e lo sport è una lunga tradizione. Galimberti inizia a pratica lotta e pugilato nel Club atletico milanese, quindi passa al Gruppo sportivo Pompieri Milano dove scopre la sfida del bilanciere e intraprende il sollevamento pesi. Galimberti pesava circa 80 kg, aveva un fisico asciutto e nervoso, muscoli sottili e potenti, folti capelli neri pettinati all’indietro. I giornali sportivi lo descrivevano “armonioso nelle linee, composto nello stile”: un “atleta perfetto”, sempre controllato anche durante gli sforzi più intensi.

Tra il 1921 e il 1939 Carlo Galimberti vince 18 titoli nazionali consecutivi (13 nei pesi medi e 5 nei pesi medio-massimi). Tra il 1924 ed il 1932 conquista una medaglia d’oro e due d’argento in 3 edizioni delle Olimpiadi, nonché 2 secondi posti ai Campionati europei del 1930 e 1931. Numerosi i suoi primati mondiali, come quelli di distensione a due braccia, durante i Giochi olimpici del 1924 a Parigi (97,500 kg) e del 1928 ad Amsterdam (105 kg) e quello di slancio a due braccia (127,500 kg), ancora alle Olimpiadi francesi.

Ai Giochi di Amsterdam è il portabandiera e sfila alla testa degli Azzurri. Alle Olimpiadi di Los Angeles del 1932 viene battuto di soli 5 kg dal fortissimo tedesco di 14 anni più giovane Rudolf Ismair (345 kg contro 340), ma con il suo secondo posto contribuisce alla storica affermazione dell’Italia che con 12 medaglie d’oro, 12 d’argento e 13 di bronzo si piazza seconda nel medagliere dietro solo agli USA. Nel 1936, alla sua quarta Olimpiade, è settimo nei medi con un totale di 332,500 kg: non male per un atleta che proprio durante i Giochi di Berlino compie 42 anni.

L’età passa, ma in Italia Carlo Galimberti resta il numero uno e il 28 maggio 1939 si conferma campione nazionale a pochi mesi dalla 45esima candelina. Di lì a poco la sua ultima medaglia, che fu però al Valore civile: Carlo Galimberti muore il 10 agosto 1939 in seguito alle ustioni riportate nel tentativo fallito di evitare lo scoppio di una caldaia in procinto di distruggere tutto un fabbricato. A Carlo Galimberti è intitolato il Gruppo sportivo Pompieri Milano. Nel 1954, anno del 60esimo anniversario della nascita, il suo comune di residenza, Bollate, gli dedica una via. Successivamente, nel 2014, il Palazzetto dello sport di Bollate viene ribattezzato con il suo nome.

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