Il grande incendio di Londra

 In grandi incendi

Firewall racconta i grandi incendi della storia: tragedie che hanno portato morte e distruzione, generate da eventi naturali, dal caso o dall’intervento umano. E fu proprio l’intervento umano o, meglio, una distrazione dovuta forse alla stanchezza, a scatenare il grande incendio che distrusse Londra nel 1666.

Il grande incendio di Londra scoppiò nelle prime ore di domenica 2 settembre nell’abitazione di Thomas Farrinor a Pudding Lane. Farrinor (scritto anche Farriner, Fraynor, Farryner, o Farynor) era il fornaio che serviva la corte di re Carlo II. Poco dopo la mezzanotte, alcuni tizzoni ardenti diedero fuoco alla legna vicino al forno rimasto accesso probabilmente per una dimenticanza. Le fiamme si propagarono velocemente a tutta la casa: Farrinor con la famiglia riuscì a mettersi in salvo, mentre morì la domestica, che fu la prima vittima ufficiale dell’incendio.

Le autorità inizialmente sottovalutarono la situazione, a partire dal sindaco di Londra, sir Thomas Bloodworth, che, svegliato dalla notizia, pare abbia detto: “Una donna potrebbe estinguerlo con una pisciata”. E invece l’incendio bruciò fino al 6 settembre, distruggendo gran parte della città.

LE VITTIME

Nonostante la popolazione di Londra ammontasse all’epoca a quasi 500mila persone, le vittime dell’incendio furono solo 8, i feriti 23 e 3 i dispersi. Spinte da un vento fortissimo e favorite dalla vicinanza tra gli edifici, molti dei quali vuoti a causa della grande peste di quegli anni, le fiamme ridussero in cenere 13.200 abitazioni, 87 chiese tra cui la cattedrale di Saint Paul, 4 ponti sul Tamigi e 3 porte della città. Gli sfollati furono tra 70mila e 80mila.

Gli interventi per spegnere le fiamme furono tardivi e mal organizzati. Non potendo contare su uomini a sufficienza, il sindaco si affidò a squadre di emergenza al soldo di alcuni benestanti, che, pur di danneggiare i concorrenti, non fecero nulla per evitare che il fuoco si propagasse ai magazzini. Quando finalmente decisero di bloccare l’incendio, creando delle fasce tagliafuoco, era troppo tardi e circa l’80% della City, 430 ettari, era andata distrutta.

LE TESTIMONIANZE

Il grande incendio di Londra venne raccontato, quasi in diretta, da Samuel Pepys, tra i principali funzionari statali dell’epoca, nel diario in cui per quasi 10 anni registrò tutta la sua vita: gli amori, gli affari, ma anche le vicende che segnarono la città, compreso appunto l’incendio. Altre preziose testimonianze sono le incisioni dell’artista ceco Wenceslaus Hollar, che permettono di conoscere l’aspetto di Londra prima dell’incendio.

CURIOSITÀ

La più grande calamità della storia di Londra ebbe un enorme impatto sulla città, che venne riedificata in pietra e mattone sul piano stradario preesistente, conservandone la pianta medievale. Il grande incendio ebbe, però, inaspettatamente, un risvolto positivo: la morte dei ratti che infestavano la città, segnò la fine dell’epidemia di peste, che tra il 1665 e il 1666 aveva ucciso tra 75mila e 100mila persone.

Nel 1726, Jonathan Swift nel suo I viaggi di Gulliver si ispira alla cronaca del grande incendio di Londra e, prendendosi gioco delle parole avventate dell’allora sindaco, racconta che Gulliver spegne l’incendio al palazzo della regina di Lilliput proprio… urinando sulle fiamme.

Tra il 1671 e il 1677, su disegno dell’architetto Christopher Wren, venne edificato tra Monument Street e Fish Street Hill, il Monumento al grande incendio di Londra. È alto 61 metri, l’esatta distanza dal monumento a Pudding Lane, dove iniziò l’incendio.

Nel 2016, per il 350esimo anniversario del grande incendio, un modellino lungo 120 metri – con la ricostruzione della Londra del 17esimo secolo realizzata dall’artista statunitense David Best – è stato dato alle fiamme lungo il corso del Tamigi.