Fumo e gas: i più temibili prodotti della combustione

 In firewall informa

Le fiamme sono tradizionalmente il simbolo di un incendio e del fuoco più in generale. Incarnano la forza distruttrice. Proprio per questo sono ritenute le componenti più pericolose di quella che è in realtà una reazione che produce numerose sostanze, in molte forme. Contrariamente a ciò che molti pensano, infatti, le vittime degli incendi sono dovute soprattutto all’inalazione di fumo e gas di combustione.

Quando si verifica un incendio, ciò che brucia rilascia sostanze nocive per l’uomo e per l’ambiente. Comunemente si crede che, domando le fiamme, il peggio sia passato, ma non è così. Esalazioni malsane continuano a sprigionarsi anche quando il rogo è ormai spento, con un alto rischio di contaminazione di tutto l’ambiente circostante. Fumo e gas sono inoltre due grandi nemici dei soccorritori e dei pompieri, e non vanno mai sottovalutate le insidie che presentano.

Il fumo

Una colonna di fumo nero. Il fumo è spesso più pericoloso delle fiamme

Il fumo che si produce durante un incendio — che provenga da una casa o da un’auto, da un televisore o da una zona alberata — è composto da molteplici sostanze, molte delle quali tossiche. La composizione cambia in base al materiale, alla concentrazione di ossigeno e alla temperatura.
Il colore del fumo stesso, che i Vigili del Fuoco imparano a riconoscere, dipende da tali sostanze. Ad esempio quello grigio e bianco indica la presenza di legno secco, sterpaglie e foglie, mentre quello molto scuro proviene generalmente dai derivati del petrolio.

Due i tipi di particelle che lo compongono:

  • solide, sono dette anche particolato e costituite da sostanze incombuste, che producono fumi scuri;
  • liquide, si formano soprattutto per la condensazione del vapore acqueo.

Poco fumo non è sempre sinonimo di bassa pericolosità. Le sostanze tossiche possono essere mortali, se respirate, e i residui più pesanti rimangono nell’ambiente anche dopo che le fiamme sono state estinte. Da qui la necessità di bonificare un’area più o meno estesa anche se l’incendio in sé è contenuto.

Quali sono i gas

I gas continuano a sprigionarsi anche dopo ore che un incendio è stato spento

Anche quando il rogo è stato ormai domato e il fumo non è più presente, i gas di combustione continuano a svilupparsi anche per ore.
Come per i fumi, la composizione dipende dalle sostanze presenti nei materiali, dalla temperatura e dalla quantità di ossigeno. Oltre a essere un rischio per chi è sul posto e per i soccorritori, possono propagarsi nelle aree vicine.

Ecco i principali gas che possono formarsi.

  • Metano e azoto: sono in grado di provocare l’asfissia in quanto si sostituiscono all’ossigeno. Il corpo umano non si accorge di essere in carenza di ossigeno e reagisce quando ormai è troppo tardi e i danni sono irreversibili.
  • Monossido di carbonio: si forma quando, per carenza di ossigeno, la combustione non avviene in modo completo (può succedere in cantine o scantinati). Il CO si fissa all’emoglobina del sangue, intacca i nervi e le cellule del corpo umano portando all’asfissia. È invisibile, inodore, insapore e leggermente meno denso dell’aria.
  • Diossido di carbonio, conosciuto principalmente come anidride carbonica. È invisibile, inodore, ma presenta un gusto leggermente acido. Questo gas asfissiante non si produce solo durante gli incendi, ma anche durante i processi di fermentazione all’interno di silos, cantine, container. Viene usato dai pompieri per soffocare le fiamme ma rende l’aria irrespirabile e, ad alte concentrazioni, risulta letale.
  • Anidride solforosa: è un gas incolore che emana il tipico “odore di bruciato”. Irrita mucose, occhi e vie respiratorie. Può causare edema polmonare e, se si è esposti per un lungo periodo, anche la morte.
  • Acido cianidrico: estremamente tossico e molto reattivo. Normalmente si sviluppa in piccole dosi dalla combustione di prodotti come lana, seta, resine acriliche e poliammidiche. Nei campi di sterminio della Germania nazista venivano impiegati dischetti o palline di polpa di legno o farina fossile impregnati di acido cianidrico per uccidere i prigionieri. Era il cosiddetto Zyklon B.
  • Idrogeno solforato o acido solfidrico: incolore a temperatura ambiente, si contraddistingue dal caratteristico odore di uova marce. È considerato un veleno ad ampio spettro, che può cioè danneggiare diversi sistemi vitali.
  • Fosgene: è un gas incolore estremamente tossico e aggressivo, dal tipico odore di fieno ammuffito. Si sviluppa più facilmente in ambienti chiusi. Si forma in natura dalla decomposizione o dalla combustione di composti organici che contengono cloro. È insidioso perché possono essere necessarie da 24 a 72 ore per ravvisare i sintomi di intossicazione. Durante la prima guerra mondiale l’hanno usato come arma chimica.
  • Ammoniaca: molto irritante, incolore, tossica, dal caratteristico odore pungente.
  • Acido cloridrico: estremamente tossico, si sviluppa nella combustione di materiali plastici, che spesso contengono cloro. Irrita le mucose e ha un odore pungente. È corrosivo e può intaccare anche i metalli.

Come si comporta la vernice ignifuga con fumo e gas?

Le formulazioni delle vernici ignifughe Firewall

Le vernici ignifughe e le vernici intumescenti Firewall proteggono strutture e elementi d’arredo limitando la combustione.
Gli additivi possono creare una barriera vetrificata non infiammabile (le vernici ignifughe). Oppure gonfiarsi producendo una compatta barriera di schiuma protettiva e isolante (le vernici intumescenti). In entrambi i casi, limitano il trasferimento di calore, abbassano le temperature e tolgono ossigeno alle fiamme.

Quando si attivano i processi di vetrificazione o di rigonfiamento del film di vernice, gli additivi producono gas tossici e corrosivi. E questo, ovviamente, è un problema. I cicli ignifughi Firewall, tuttavia, sono formulati senza l’uso di sostanze a base alogena, utilizzando specialmente cariche a base azotata, riducendo quindi la pericolosità.

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