Il grande incendio nel porto di Halifax del 1917

 In grandi incendi

Firewall racconta i grandi incendi della storia: tragedie che hanno portato morte e distruzione, generate da eventi naturali, dal caso o dall’intervento umano. Nel 1917, in Canada, una grande deflagrazione si verificò dopo lo scontro tra due imbarcazioni. Tra l’esplosione e il seguente incendio nel porto di Halifax morirono tra le 1500 e le 2000 persone. Ci furono inoltre circa 9.000 feriti. Con i suoi 2,9 chilotoni, fu la più potente esplosione di origine artificiale prima dell’uso della bomba atomica.

Il porto di Halifax

Il porto di Halifax prima dell'incendio e dell'esplosione

Il porto di Halifax prima dell’incendio e dell’esplosione.
(Library of Congress Prints and Photographs Division Washington, LC-B2- 4912-4)

Capitale della provincia canadese della Nuova Scozia, Halifax è oggi una città di 400mila abitanti. Affacciata sull’Atlantico, ospita il cimitero con alcune delle vittime del naufragio del Titanic.
Il suo è uno dei porti più importanti del paese. Durante la prima guerra mondiale da lì partivano carichi di armi, truppe e materiali utili agli Alleati in Europa. La struttura del porto, tuttavia, non era stata progettata per sopportare il grande traffico commerciale e militare del periodo bellico. Per questo venne organizzato un sistema di raggruppamento delle navi, che venivano unite in convogli, spesso presi di mira dai sommergibili tedeschi che si spingevano fino alle coste americane.

Cosa accadde nel dicembre del 1917

Un edificio semidistrutto dopo l'incendio nel porto di Halifax e l'esplosione

Un edificio semidistrutto dopo l’incendio nel porto di Halifax e l’esplosione.
(Library of Congress Prints and Photographs Division Washington, LC-B2- 4444-4)

La mattina del 6 dicembre 1917 la nave francese SS Mont Blanc, carica di materiale esplosivo, arrivò ad Halifax per unirsi a un convoglio alleato. Nonostante le regole del traffico navale imponessero di esporre la bandiera che identifica il materiale pericoloso, la Mont Blanc la ammainò. Lo fece per evitare di fare da bersaglio agli U-Boot, i sommergibili tedeschi.
Alle 8.45, mentre la nave stava oltrepassando lo stretto per arrivare in porto, sulla stessa rotta, ma in senso contrario, viaggiava un cargo militare norvegese, la SS Imo. A causa di una pessima comunicazione tra i due equipaggi e nonostante le manovre per evitarsi, la collisione fu inevitabile.

L’imbarcazione norvegese riuscì a disincagliarsi, ma dalla Mont Blanc cominciò a fuoriuscire carburante e parte del carico. Il ponte si incendiò. A quel punto l’equipaggio lasciò la nave sulle scialuppe.
Con un grosso incendio a bordo, la Mont Blanc continuò a vagare alla deriva senza nessuno alla guida. Inutili furono i tentativi di domare le fiamme dall’esterno. Spinta dalle correnti, la nave viaggio verso il porto e la città, finendo per scontrarsi con un molo, che a sua volta si incendiò.

Nel frattempo dalla città e dal porto in molti erano giunti a vedere lo “spettacolo” e a cercare di dare una mano. Pochi minuti dopo le 9.00, però, la temperatura a bordo della Mont Blanc divenne altissima, e in un solo istante l’intero contenuto esplosivo detonò.

L’immane esplosione dopo l’incendio nel porto di Halifax

La nube levatasi dall'esplosione

La nube levatasi dall’esplosione.
(Library and Archives Canada / PA-166585)

È stato calcolato che la detonazione fu nell’ordine di quasi tre chilotoni. Come già accennato, bisognerà aspettare l’atomica su Hiroshima, nel 1945, per un’esplosione artificiale più potente di quella di Halifax nel ’17.
Il “botto” polverizzò all’istante la SS Mont Blanc. Una parte dell’ancora, dal peso di 500 kg, venne ritrovata a quasi 4 km dal molo. L’onda d’urto distrusse ogni tipo di edificio (molte case all’epoca erano fatte in legno), uffici, chiese e strutture nel raggio di un chilometro e mezzo. Anche a decine di chilometri di distanza le finestre di molti edifici andarono in pezzi.

L’intero corpo dei pompieri di Halifax morì sul colpo. 500 vagoni ferroviari vennero danneggiati, così come molte navi. Le vittime, dovute all’esplosione, agli incendi e ai crolli, furono circa 2000. Quasi 10mila i feriti, e 25mila i senzatetto.

I soccorsi

Essendo periodo di guerra, la città era addestrata ad eventi del genere. Il gas venne bloccato per evitare altre esplosioni, il Canadian Army Medical Corp trasformò la USS Old Colony (una nave americana) in un ospedale galleggiante. Alcuni marinai riuscirono a recuperare le casse disperse in acqua con munizioni e materiali infiammabili per evitare altre esplosioni ed incendi.

Gli aiuti arrivarono subito da tutto il mondo. Vennero creati rifugi per le 25mila persone rimaste senza casa. I treni vennero riconvertiti per portare i feriti nelle città vicine e per trasportare medici, infermieri e materiale sanitario. Civili e militari lavorarono fianco a fianco.
Una improvvisa bufera di neve colpì la città rendendo complicato l’invio di soccorsi, ma allo stesso tempo aiutò a domare i numerosi gli incendi.

Per diversi giorni la stampa ipotizzò che il disastro fosse colpa dei tedeschi, in quanto i loro sommergibili erano sempre in agguato e pronti a colpire le navi mercantili che entravano o uscivano dal porto. Si sospettò anche che ci fossero squadre di sabotatori: diversi cittadini di origine tedesca, del tutto innocenti, furono arrestati. Ma le inchieste successive dimostrarono come andarono in realtà le cose.

In seguito alla tragedia, il porto rafforzò i sistemi di sicurezza regolamentando il traffico.

Un eroe solitario: Vince Coleman

Una vittima dell'incendio nel porto di Halifax e l'esplosione

Una vittima dell’incendio nel porto di Halifax e l’esplosione.
(Library of Congress Prints and Photographs Division Washington, LC-B2- 4444-8)

Quel mattino del 6 dicembre del 1917 il dirigente centrale delle ferrovie Vince Coleman era al lavoro. Aveva 45 anni ed era poco lontano dal molo in cui andò a finire la Mont Blanc. Da lì Coleman controllava il traffico ferroviario. Avvertito all’improvviso da un marinaio sul carico esplosivo della nave, egli rimase nel suo ufficio, pur consapevole del pericolo, per mandare messaggi col telegrafo e bloccare tutti i treni in arrivo ad Halifax.

Coleman morì nell’esplosione, ma il suo atto di generosità e professionalità probabilmente salvò centinaia di persone.
Uno dei suoi ultimi messaggi, inviati in codice Morse, recitava: «Ferma il treno. Nave di munizioni in fiamme nel porto che si dirige verso il molo 6 ed esploderà. Immagino che questo sarà il mio ultimo messaggio. Arrivederci, ragazzi».

Immagini e video:
– Un edificio semidistrutto dopo l’incendio nel porto di Halifax e l’esplosione. (Library of Congress Prints and Photographs Division Washington, LC-B2- 4444-7)
– Il porto di Halifax prima dell’incendio e dell’esplosione. (Library of Congress Prints and Photographs Division Washington, LC-B2- 4912-4)
– Un edificio semidistrutto dopo l’incendio nel porto di Halifax e l’esplosione. (Library of Congress Prints and Photographs Division Washington, LC-B2- 4444-4)
– La nube levatasi dall’esplosione. (Library and Archives Canada / PA-166585)
– Esplosione di Halifax: le conseguenze e i soccorsi. Girato da: W.G. MacLaughlan, 1917. (Nova Scotia Archives)

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