Gli incendi senza precedenti nell’Artico

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Caldo inusuale e clima secco sono le cause delle centinaia di incendi che, nelle ultime settimane, sono scoppiati in tutto il Circolo polare artico, dalla Russia al Canada. Colpite principalmente Siberia e Alaska, ma è stato dichiarato lo stato di emergenza anche nelle regioni russe di Irkutsk, Buryatia, Sakha e Krasnoyarsk. Al momento si stima che, solo in Russia, siano andati in cenere circa 2,7 milioni di ettari di foresta, l’equivalente per estensione di Piemonte e Val d’Aosta. Le colonne di fumo hanno raggiunto le maggiori città con rischi da valutare per la salute degli abitanti e la preoccupazione è che anche le fiamme tocchino le zone abitate. Le immagini dei satelliti mostrano una densa nube di fumo che avvolge vaste zone dell’Asia centrale e settentrionale: lo scienziato Santiago Gassó ha stimato possa avere un’ampiezza di 4 milioni e mezzo di chilometri quadrati. Anche in nord America, i fumi degli incendi in Alaska e Canada sono arrivati fino al sud ovest degli Stati Uniti.

LE CAUSE DEGLI INCENDI

Non è inusuale che, tra maggio e ottobre, le regioni artiche siano interessate da incendi. Quest’anno, però, sono eccezionali il loro numero e la loro intensità. A giugno e luglio si sono registrate ovunque ondate di caldo record. Le temperature nell’artico, sostiene lo scienziato Mark Parrington del Copernicus Atmosphere Monitoring Service (Cams, centro europeo che raccoglie e fornisce dati atmosferici), stanno aumentando più rapidamente che nel resto del mondo. In Siberia, per esempio, la temperatura di giugno è stata di 10 gradi più alta rispetto la temperatura media registrata tra il 1910 e il 2010.

IL RISCALDAMENTO GLOBALE

Incendi di tale portata, a loro volta, contribuiscono al riscaldamento globale, perché rilasciano anidride carbonica e altre sostanze inquinanti. Il Cams stima che, dall’1 al 21 luglio, siano stati immessi nell’atmosfera circa 100 milioni di Co2, quasi l’equivalente della produzione di diossido di carbonio nel 2017 da parte del Belgio. Per la World meteorological organization (Organizzazione meteorologica mondiale), quando le particelle di fumo atterrano sulla neve e sul ghiaccio, fanno sì che queste superfici riflettano meno la luce solare e si riscaldino più velocemente, provocando lo scioglimento dei ghiacciai.

L’ondata di caldo eccezionale sta colpendo anche la Groenlandia: in un solo giorno, si sono fuse e si sono disperse nell’oceano 10 miliardi di tonnellate di ghiaccio. In tutto il mese di luglio, sono state 197 miliardi di tonnellate: per avere un termine di paragone, un miliardo di tonnellate corrisponde al contenuto d’acqua di 400mila piscine olimpioniche.

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