Storia dell’idrante antincendio

 In firefighter, Primo piano

Per secoli si è cercato un modo veloce e pratico per domare o sfuggire alle fiamme. Lo dimostra la storia dietro ad alcune delle invenzioni che al giorno d’oggi sono ancora tra le più efficaci, come la manichetta, l’estintore e la scala antincendio. Altro dispositivo fondamentale nell’eterna battaglia contro il fuoco è l’idrante antincendio. Vediamo com’è nato e come si è evoluto.

Cos’è un idrante?

Chiusino di un idrante sottosuolo. Presenta la caratteristica forma ellittica e la scritta “Hydrant”

Un idrante antincendio è un apparecchio collegato a una rete idrica, usato per attingere l’acqua utilizzata dai Vigili del Fuoco (o chiunque si trovi a dover intervenire) per domare le fiamme.
In base alla tipologia e al tipo di installazione, gli idranti si possono dividere in tre famiglie:

  • sottosuolo: si tratta di pozzetti coperti da un chiusino. Sono installati sotto il livello del terreno e hanno un dispositivo antigelo. Il pozzetto ha solitamente forma ellittica (ma questa cambia di paese in paese: ce ne sono di tondi o quadrati) ed è indicato chiaramente che si tratta di un idrante. Per aprire lo chiusino ci si serve di una chiave standard;
  • soprasuolo: sono quelli classici a colonna, i più riconoscibili a livello iconografico. Generalmente sono di colore rosso (un rosso specifico, il RAL 3000, utilizzato anche per gli estintori). Per aprirli, adoperarli e chiuderli serve una chiave apposita. Di norma sono posti nelle zone industriali, vicino alle scuole, ai centri commerciali e ai luoghi pubblici e privati con grande affluenza di persone;
  • a muro: meglio conosciuti come cassette antincendio. Sono appunto inseriti in una cassetta murata e costituiti da un rubinetto idrante e da una manichetta.
    Un dispositivo simile è il naspo, che a differenza dell’idrante a muro presenta tubazioni semirigide già collegate alla lancia e al rubinetto. Il naspo è più facile da usare ma ha una potenza minore.

Prima dell’idrante antincendio

Un vecchio secchio dei pompieri di colore rosso e con la scritta “Fire”

Fin dall’antichità, quando si voleva spegnere un incendio ci si serviva di secchi per attingere acqua da sorgenti, fiumi, laghi, pozzi o dal mare. Si trattava però di soluzioni poco efficaci e molto faticose. Dato che l’acqua doveva arrivare direttamente sulle fiamme, era anche assai pericoloso.
Una prima soluzione venne trovata in Cina, dove nell’antichità si soleva piazzare dei grandi calderoni in punti strategici delle città. Questi venivano costantemente tenuti pieni d’acqua così da poterne usufruire in caso di emergenza.

Il passo iniziale verso l’idrante moderno, tuttavia, si ebbe dopo il ‘500, quando nei centri urbani cominciarono a diffondersi i sistemi idrici pubblici. Le condutture erano in legno, e i pompieri, in caso di incendio, scavavano il terreno e foravano i tubi così da avere una fonte idrica a portata di mano. Quando l’acqua non serviva più, inserivano un semplice tappo. Veniva poi lasciato un segno per indicare che lì c’era un foro già pronto.
Fu dopo il grande incendio di Londra del 1666 che si pensò a installare tubi con buchi già predisposti e spine che uscivano dal terreno.
Quando poi la ghisa prese il posto del legno nelle tubature degli acquedotti, si fabbricarono raccordi ramificati con punti di accesso permanenti.

Frederick Graff, l’uomo che (forse) brevettò l’idrante

Un idrante di colore giallo in primo piano in un'area urbana

L’idrante antincendio come lo conosciamo oggi è associato alla figura di Frederick Graff. Nato nel 1775, era capo ingegnere dei lavori idrici di Philadelphia, negli Stati Uniti. Era stato ingaggiato per progettare una nuova stazione di pompaggio a vapore, che portò alla città una maggiore fornitura d’acqua. È attribuita a lui l’invenzione del moderno idrante. L’avrebbe brevettato nei primissimi anni dell’800, tuttavia non ci sono prove perché — ironia della sorte — l’ufficio brevetti di Philadelphia andò a fuoco nel 1836 e molti documenti andarono perduti per sempre.

È comunque dato per certo che l’ingegnere abbia continuato per anni a perfezionare la sua invenzione, sviluppando rubinetti che uscivano dal terreno di almeno 60 cm, così da essere facilmente identificabili e, inoltre, visibili anche in caso di fango e neve.

Nonostante gli enormi progressi rispetto ai secchi, nel XIX secolo gli idranti avevano ancora molti problemi. Innanzitutto erano facili da manomettere, e d’inverno si ghiacciavano e potevano diventare inutilizzabili. Poi non sempre erano affidabili e le connessioni a volte non funzionavano a dovere.
Nel corso dei decenni, tuttavia, vennero trovate soluzioni, fino a raggiungere la qualità attuale.

Qualche curiosità: gli chiusini giapponesi e gli idranti come sollievo contro l’afa

Primo piano su un tombino aperto che schizza acqua per alleviare le sofferenze dovute all'afa

Era l’estate del 1896 quando, durante una terribile ondata di calore che colpì New York, l’allora capo della polizia — il futuro presidente Theodore Roosevelt — ordinò di aprire gli idranti per rinfrescare le strade.
Questo sistema per alleviare le sofferenze dovute all’afa è stato poi usato diverse volte, è stato reso popolare da molti film ambientanti negli Stati Uniti e ancora oggi è adoperato in alcune città.

Altra curiosità: in alcune città del Giappone vi sono dei caratteristici tombini coloratissimi e pieni di immagini. Quelli degli idranti da sottosuolo non sono da meno, e spesso raffigurano i pompieri in azione.

Tipico chiusino giapponese decorato e colorato. Copre un idrante da sottosuolo e vi è rappresentato un pompiere stilizzato che spegne un incendio con la manichetta

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Frammenti di amianto insieme a una mascherina e a degli occhiali protettivi