Unità cinofile dei Vigili del Fuoco: la storia dei cani-eroi

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Si sa, il cane è il migliore amico dell’uomo. Un compagno fedele, sempre pronto a proteggere il suo umano. Soprattutto nel ultimi decenni, il cane ha assunto un ruolo fondamentale nelle operazioni di salvataggio nel caso di disastri, catastrofi naturali, grandi incidenti. L’ottimo olfatto e la capacità di inerpicarsi tra le macerie, soprattutto tipica di alcune razze, rende questi animali i migliori aiutanti nelle operazioni di soccorso, recupero, ricerca. Sono così importanti da essere diventati membri ufficiali delle forze nazionali. Le unità cinofile di Carabinieri, Polizia, Finanza e Vigili del Fuoco svolgono un ruolo cruciale nella salvaguardia della sicurezza pubblica e nazionale. Ma come e quando nasce l’idea di ufficializzare il lavoro di questi meravigliosi esseri a quattro zampe?

Le unità cinofile dei Vigili del Fuoco

Le unità cinofile dei Vigili del Fuoco

Le prime unità cinofile nascono a Torino nel 1939. È periodo di guerra e l’aiuto per salvare i civili deve essere spinto al massimo. I bombardamenti sono all’ordine del giorno e la necessità di ritrovare e salvare le persone sommerse dalle macerie è la priorità. E qui entrano in gioco i nostri amici pelosi. Già all’epoca i cani venivano impiegati come squadra di ricerca per recuperare i civili dalle macerie degli edifici crollati sotto le bombe. In previsione del periodo post-bellico, nel 1941, con l’istituzione del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, il nucleo cinofilo assume rilevanza nazionale: nascono le Scuole Centrali Antincendi di Capannelle a Roma con un centro per l’addestramento cinofilo. Con il passare degli anni e l’allontanarsi dell’alone de guerra, le unità cinofile vennero progressivamente messe da parte. In effetti, l’assillo delle bombe era finalmente finito e l’aiuto dei cani per il ritrovamento e il salvataggio delle persone dalle macerie non era più necessario. A partire dagli anni ’90, e in particolar modo dopo il terremoto del Friuli nel 1976, si ricominciò a capire l’importanza delle squadre di soccorso cinofile per il recupero di persone disperse in superficie, valanghe, macerie ecc. Ancora oggi si lotta per riorganizzare e valorizzazione le squadre cinofile all’interno del dipartimento dei Vigili del Fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile, soprattutto per quanto concerne le unità cinofile da catastrofe, quelle addette alla ricerche in caso di terremoto o crollo. Proprio a Torino, nel comune di Volpiano, ha sede la scuola nazionale dei Vigili del Fuoco.

Cani-eroi: addestramento e amicizia

Gli addestramenti delle unità cinofile dei Vigili del Fuoco

La struttura di Volpiano, nel torinese, è adatta per ospitare e addestrare fino a quaranta unità cinofile contemporaneamente. I corsi di abilitazione durano una settimana e il personale abilitato deve effettuare imperativamente ogni anno una verifica per mantenere il riconoscimento della sua abilitazione, sempre presso la scuola di Volpiano. Le ricerche dei dispersi, in qualsiasi circostanza, hanno lo scopo primario di recuperare la persone vive. Che sia una scomparsa, una valanga, un crollo, il personale cinofilo ha il compito di attivarsi prontamente e tempestivamente per trovare i dispersi ancora in vita. Purtroppo, non sempre si riesce a vincere l’impeto di Madre Natura. In questi casi, il compito di queste squadre altamente specializzate è quello di recuperare il corpo per restituire la salma alla famiglia. I cani dell’unità cinofila Vigili del Fuoco sono impiegati in particolar modo nel ritrovamento di persone sepolte da macerie in seguito ad eventi sismici, scoppi, crolli o frane e per la ricerca di persone disperse in ambienti extraurbani come boschi, montagne ecc. Ma come fanno questi splendidi animali a essere sempre pronti al rischio? Che rapporto c’è tra un cane e il suo educatore?

I cani dei Vigili del Fuoco vengono comprati e sottoposti a una rigida selezione per verificarne le attitudini. Iniziano quindi il percorso educativo di abilitazione e di mantenimento con addestramenti settimanali che durano per tutta la vita operativa del cane. I metodi utilizzati per l’addestramento non sono mai coercitivi. Anzi. Il gioco e il cibo sono le ambitissime ricompense per il lavoro svolto da questi fantastici animali. Il cane non è considerato uno strumento, bensì un compagno fedele con il quale condividere emozioni, soddisfazioni e sacrifici. Il rapporto tra animale e umano diventa un legame così forte che non può essere spezzato. Il cane vive ogni momento con il padrone come occasione per ricevere affetto e attenzioni, il che lo spinge a svolgere sempre il suo compito al meglio. È un legame basato sulla fiducia e il rispetto reciproco, dove le azioni positive del cane innescano circolo virtuoso che lo porterà a essere sempre motivato nello svolgere i compiti che gli vengono assegnati.

Le razze più comuni nelle squadre di soccorso sono i cani da pastore, generalmente pastori tedeschi, e i retrivier, nella fattispecie golden e labrador: razze selezionate negli anni per avere un rapporto diretto con l’uomo. Ovviamente, la strada ai meticci non è blindata. Infatti, si riscontrano casi in cui anche gli incroci presentano le giuste caratteristiche per essere selezionati. Generalmente non si ingaggiano cani da caccia.

Unità cinofile e incendi

Unità cinofile in azione

I cani hanno un olfatto sviluppatissimo e un eccellente udito. Questo permette loro di sentire il pericolo anche a distanze enormi. È il caso anche degli incendi. I cani sentono la presenza del fuoco e dei fumi tossici e spesso cercano di avvertire il proprio umano. Esistono infatti miriadi di storie in cui i nostri amici a quattro zampe si prodigano lanciandoci segnali, come ringhiare o leccarsi le labbra, per farci capire l’imminenza del pericolo. Il cane per eccellenza che non ha paura del fuoco è il dalmata (scopri un articolo tutto dedicato a lui qui). Non per niente, questo quadrupede a macchiette bianche e nere è il simbolo dei Vigili del Fuoco. Ma come si comportano le squadre cinofile in presenza di incendi? Se si tratta di incendi estesi o di particolare intensità, non effettuano ricerche utilizzando i cani, in quanto sarebbe necessario proteggere, oltre al corpo dell’animale, anche le sue vie aeree per evitare intossicazioni. Viene meno quindi il maggiore punto di forza di queste creature per la ricerca: l’olfatto. I cani vengono in ogni caso addestrati all’indifferenza nei confronti di situazioni in cui siano presenti fuoco e fumo, in quantità non eccessive. Si possono quindi effettuare ricerche anche in quei casi in cui a seguito di crolli si sia sviluppato un incendio. I cani vengono impiegati anche nel caso di sospetti incendi dolosi, per trovare indizi sulle sostanze chimiche rinvenute sulla scena del crimine e utilizzate per appiccare l’incendio.

 

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